DAI CAMPI A UNA VITA DI CARITA'

Dal lavoro di bracciante nei campi alla corsia di un ospedale dove dedicò la sua vita ai malati, fino ad incontrare la morte per mano di uno di loro: è Sant’Agostina Pietrantoni, che la Chiesa celebra il 13 novembre

Il 27 marzo 1864 nel piccolo paese di Pozzaglia Sabina (Rieti) nasce e viene battezzata Livia, seconda di undici figli. Francesco Pietrantoni e Caterina Costantini, i genitori, piccoli agricoltori, lavorano la loro terra e qualche appezzamento in affitto. Sin da piccola lavora con loro nei campi e si prende cura degli animali, ma anche dei suoi tanti fratelli che nasceranno dopo di lei. A sette anni inizia a lavorare, con altri bambini, trasportando a migliaia, secchi di ghiaia e sabbia per la costruzione della strada Orvinio-Poggio Moiano. 
A dodici, parte con le altre ragazze "stagionali " che nei mesi invernali si recano a Tivoli, per la raccolta delle olive. Livia, che fin da piccola si distingue per la sua saggezza, assume la responsabilità morale e religiosa delle giovani compagne, le sostiene nella durezza del lavoro, lontano dalla famiglia e dal paese, tiene testa con fierezza e coraggio a "caporali" prepotenti e senza scrupoli.
Decide di farsi suora e viene accolta a Roma dalle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret e prende il nome di suor Agostina. Viene inviata poi all’ospedale Santo Spirito in anni in cui la vita per i religiosi è impossibile. Opera prima nel reparto dei bambini, poi in quello dei tubercolosi, dove lei stessa contrae la malattia dalla quale guarisce miracolosamente. Trova la morte per mano di un paziente, un violento che l’aveva più volte minacciata:  la sorprende e la colpisce crudelmente il 13 novembre 1894.

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